Basket: A tu per tu con Francesco Conti

175

Benvenuto, Francesco. Come va, a parte la durezza della preparazione? Ti senti già ambientato a Trapani o non ancora?

“Molto bene, direi. Tutto sta procedendo per il verso giusto. A partire dalla preparazione, ma ancora di più per la mia nuova vita trapanese. Non si può neanche parlare di ambientamento, a dire il vero, perché fin dal primo giorno è stato tutto estremamente semplice. Sicuramente si è rivelato un vantaggio il fatto che conoscevo alcuni componenti dello staff dalla mia precedente esperienza torinese, ma anche i compagni sono stati da subito super. E poi la città… Meravigliosa e a misura d’uomo. Un gioiello”.

Cambio di città e salto di categoria, visto che l’anno scorso militavi a Firenze, in A2 Silver.

“Sarò sincero: in tutta la mia carriera ho giocato principalmente tra B1 e l’attuale A2 Gold, quindi non è la prima volta che mi capita di cambiare di colpo categoria. Quando si è giovani e si hanno la fortuna e la bravura di ottenere una promozione, credo che l’ideale sia provare a rimanere nello stesso luogo, per dare continuità e proseguire la crescita insieme a quella società. Io, invece, sono in una fase avanzata della mia carriera, dunque ho imparato a non soffrire più questi sbalzi”.

E così sei a Trapani. Anche se non è la prima volta che il tuo destino si incrocia con quello di questa città: ricordiamo bene la finale di B1 del 2004, quando ci battesti con l’allora tua Castelletto Ticino.

“Me lo ricordo bene. Era la mia seconda stagione a Castelletto. E ricordo con dolcezza tutta quella stagione, a dire il vero, aldilà della promozione. Era la vecchia “B1”, diversa dalla “Silver”. Non c’erano le regole sugli “under” e non c’erano americani, però il livello era altissimo”.

Nostalgia?

“No, nostalgia no. Semplicemente tempi diversi. Sinceramente dei campionati di allora mi mancano un po’ quei giocatori, magari non più giovanissimi, che ammiravi da piccolo e poi vedevi scendere di categoria e fare ancora la differenza. Bellissimo. Con me c’era Portaluppi, ad esempio, e proprio a Trapani c’erano il mitico Gus Binelli e Zamberlan. Anche se ammetto che, di Trapani, la cosa che più ammiravo era l’incredibile pubblico, che si capiva precisamente anche da avversario come sentisse il basket. E Davide Virgilio: un giocatore spettacolare. Non poteva essere altrimenti per uno come me, cresciuto nelle giovanili di Varese con il mito di Pozzecco. Ecco, Virgilio era il Pozzecco della B1. Ricordo che fantastica asse play/pivot fosse quella Virgilio-Binelli. Uno spettacolo. Averli battuti è stato bello, proprio perché li stimavo molto”.

Un altro ricordo dolce dovrebbe essere quello della convocazione in Nazionale. Ricordiamo che nel 2008 coach Recalcati ti chiamò direttamente dalla B1. Da Lumezzane, per la precisione.

“E’ vero. Era un periodo in cui si facevano delle sorte di raduni sperimentali con tanti giocatori in prova. Io sono stato un po’ più fortunato degli altri, perché ho fatto proprio un torneo conla Nazionale(contro Algeria, Croazia e Iran, ndr). Senza dubbio è stata una bellissima esperienza, soprattutto perché l’ho vissuta con consapevolezza, senza alimentare in me stesso false speranze: sapevo che dovevo prenderla così, per quello che era, e godermela al presente”.

Cosa ci dici, invece, del ruolo che ricoprirai quest’anno? Aspettative?

“Sono consapevole di avere un ruolo delicato. So che dovrò uscire dalla panchina, quindi la mia utilità dovrà essere sostanzialmente basata sulla qualità, più che sulla quantità. Inoltre, mi capiterà di giocare sia al posto di Andrea (Renzi ndr) che di Patrick (Baldassarre ndr), quindi sia da ‘4’ che da ‘5’. Ma ho delle caratteristiche di gioco diverse da entrambi. Insomma, mi sento pronto alla massima flessibilità, al servizio della squadra e spero di fornire anche qualche soluzione tattica in più al coach”.

Ma la tua figura sarà importante, vista la tua esperienza, anche all’interno dello spogliatoio…

“Quello è tutto. Certo, a volte capita di sentire di squadre sfasciate o nelle quali tutto umanamente va male, che si rivelano vincenti. Solitamente, però, la base dei successi è la coesione. La qualità dei rapporti tra i compagni e con tutta la società sono un elemento fondamentale. Mi sento molto fortunato, perché il gruppo che si è creato quest’anno è già ottimo”.

Grazie per il tuo tempo, Francesco. Qualcosa da aggiungere?

“Solo un augurio per noi tutti: quello di riuscire a divertire i nostri tifosi, rimanendo professionali e divertendoci a nostra volta. Non bisogna mai perdere l’aspetto ludico del gioco. Le vittorie, alla fine, vengono anche da questo”.

Bellissimo sentirlo dire proprio a te, Francesco, che ne hai viste così tante. Siamo sicuri che le tue doti e la tua grande esperienza, dentro e fuori dal campo, ci daranno una grande mano..                                          

SHARE

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here