Due Chiacchiere con Giancarlo Ferrero Ferrero

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“Il mio sogno era rilasciare un’intervista mentre sono disteso al sole, sul lettino, davanti il mare di Trapani”.

Giancarlo Ferrero, allora partiamo bene. Il primo obiettivo stagionale è realizzato.

“Già. Dobbiamo, però, ancora iniziare…”.

Vero. Ma tu sei qui a Trapani ormai da diversi giorni…

“Il sole, il mare, Trapani. Come rinunciare a tutto questo? Ho anticipato di qualche giorno l’arrivo per godermi questi posti”.

Si parte, finalmente.

“Sarà banale dirlo ma non vedevo l’ora. Abbiamo finito ad aprile, troppo presto. Vero che dopo la fine della stagione regolare abbiamo lavorato ancora ma allenarsi con un obiettivo concreto è tutta un’altra cosa”.

Riguardiamo il film della stagione scorsa: cosa ti viene da dire?

“Siamo stati una bella squadra, divertente, appassionata del proprio lavoro. Un gruppo sanissimo, fatto di ottime persone. Per due terzi di campionato siamo stati perfetti anche nel rendimento. Dopo la vittoria di Veroli, ad inizio del girone di ritorno, eravamo lassù…”

E poi?

“La partita chiave è stata quella casalinga contro Barcellona. Pubblico pazzesco, atmosfera elettrica: tutto perfetto. Tranne il risultato della gara, naturalmente. Avessimo vinto quella gara, sarebbe potuto succedere di tutto”.

Mi pare che il bilancio rimanga largamente positivo.

“Verissimo, siamo contenti. Certo, se avessimo agguantato i playoff sarebbe stato bello: ma non aver raggiunto questo sogno ci motiva ancora di più per la stagione che sta per iniziare”.-

Ci siamo. Tocca parlare non di ciò che è stato ma di ciò che sarà…

“Volentieri. Chi era qui l’anno scorso, io per primo, sa di dover fare meglio della stagione passata, sia individualmente che di squadra. Primo dato: la società è partita con il piede giusto. Lo sforzo del presidente Basciano per migliorare il PalAuriga è sotto gli occhi di tutti. Fare migliorie alla casa è sempre un bel modo per far star meglio la famiglia. Poi, anche dal punto di vista societario si lavora guardando sempre avanti”.

La squadra?

“Anche qui mi pare che la voglia di fare un passo avanti sia chiara. Non credo ci siamo dubbi sul fatto che, almeno nelle intenzioni, questa Pallacanestro Trapani desideri essere migliore dell’ultima che avete visto”.

Tanto che Ferrero pare destinato a tornare al suo vecchio mestiere di sesto uomo. Ti pesa?

“Con grande sincerità: di quest’eventualità ne avevo parlato con Lino (Lardo, ndr) sin dalla fine della stagione scorsa. E’ chiaro che prendere due americani nel ruolo di esterni e un playmaker italiano forte come Meini comporti un sacrificio di minutaggio. Se temo il ruolo di sesto uomo? Nient’affatto. Essere utilizzato per rompere il ritmo della partita o magari come specialista difensivo è un ruolo che in passato ho svolto con entusiasmo. Farò la stessa cosa a Trapani. Bisogna mettere in conto che con il crescere delle ambizioni si hanno anche compagni di squadra più forti”.

Ormai conosci bene la piazza di Trapani. Lo scorso anno i tifosi vi hanno mostrato gratitudine: li avete divertiti e, malgrado qualche difetto di personalità fuori casa, avere sempre speso tutte le energie che possedevate. Pensi che avere l’obiettivo dei playoff possa creare qualche pressione negativa nell’ambiente?

“Io credo che quest’ambiente possa soltanto spingerci verso i nostri obiettivi. Ricordo che in diverse occasioni, l’anno scorso, negli ultimi minuti, le squadre avversarie non facevano più canestro. L’atmosfera del PalAuriga è corretta ma diventa bollente. E’ accaduto contro Capo d’Orlando, Trieste, Brescia, Torino. Quindi, nessun problema. I nostri tifosi sono e saranno sempre un’arma in più. Il nostro vero sesto uomo!”.

Come, non era Ferrero?

“Quello è un altro discorso…”.

E giù una risata.

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