Effetto Domino, la tifoseria della Turris interrompe gemellaggio con quella del Trapani

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Scippati, usurpati di quanto di più prezioso si possa possedere. Un sentimento di vuoto, di disorientamento alberga in quei straordinari tifosi granata che non fanno mai mancare il proprio supporto nelle gare lontane dal “Provinciale” di capitan Pagliarulo e compagni. I fatti sono ben noti: gli ultras del Lecce, al rientro della vittoriosa trasferta di Siracusa, hanno sottratto vessilli e striscioni ai trapanesi, di ritorno da Matera. Per un codice etico del mondo della tifoseria, tutto ciò rappresenta la sconfitta per eccellenza, il punto più basso da cui è impossibile poter risalire.

Ciò che ne consegue è un vero e proprio “Effetto Domino”: lo scioglimento della tifoseria, un supporto decisamente in tono minore durante le partite. L’unica soluzione è questa: chiudere bottega per, chissà un giorno, riformare gruppi differenti dai passati.

“Vecchio Stile” e “Curva Nord” avrebbero già preso la decisione di lasciare. La vergogna e la fermezza della decisione, in questi casi, prendono il sopravvento perché non si riuscirebbe a sopportare lo scherno da parte di tutte le altre tifoserie. C’è già chi giura vendetta al ritorno, quando il Trapani ospiterà il Lecce il prossimo 30 Dicembre.

Come se non bastasse, nelle ultime ore, la tifoseria della Turris ha reso noto, attraverso un comunicato, l’interruzione del gemellaggio con quella del Trapani.

«Con il presente comunicato, poniamo termine al gemellaggio con la tifoseria del Trapani.

Tra il materiale perso lo scorso sabato dai trapanesi, risulta esserci anche il vessillo che suggellava il legame tra noi e loro.

Non ci spieghiamo il motivo per il quale suddetto vessillo sia stato portato a Matera, dove giocava il Trapani, tra l’altro non essendo stato nemmeno esposto.

Noi, che teniamo ai veri valori ultras, e crediamo fortemente nell’importanza dei gemellaggi, riteniamo una mancanza di rispetto portare in giro per l’Italia un vessillo con il nome della nostra città, in trasferte dove non è presente una delegazione della nostra tifoseria, senza trattarlo con la giusta cura che esso merita.

Per i sopracitati valori, venuti evidentemente a mancare, non riteniamo più opportuno portare avanti un rapporto durato oltre venti anni, nei quali né la distanza, né il giocare quasi sempre in categorie diverse avevano minimamente intaccato l’amicizia».

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